
E niente, mi e' venuto da scrivere una storia breve.
Ero a Milano da poche ore, arrivato dalla Germania con quella sensazione leggermente irreale che si prova quando si scende da un treno o da un aereo e il mondo attorno parla di nuovo la tua lingua, ma non esattamente come la ricordavi. Milano faceva Milano: traffico, aria nervosa, gente che camminava come se stesse andando a licenziare qualcuno, monopattini lanciati come proiettili moralmente superiori, e quel grigio lombardo che non è un colore, ma una diagnosi.

Una delle cose più irritanti — nonché uno dei punti deboli della politica nell’era sovranista — è questa abitudine di parlare delle proprie idee senza fare politica. Cioè senza mai arrivare al punto essenziale: dire, o almeno suggerire, quale dovrebbe essere la politica conseguente a quelle idee. Quali dovrebbero essere, cioè, le azioni concrete del governo nazionale, una volta che quelle idee diventano programma, maggioranza, potere esecutivo, firma su un decreto, ordine dato a un funzionario, istruzione mandata a una questura, norma scritta in Gazzetta Ufficiale.

L'emergenza causata dal nuovo focolaio di Hantavirus apparso su una nave da crociera e quella energetica causata da Trump con la sua guerra in Iran hanno qualcosa di profondamente simile. E non parlo semplicemente del fatto che entrambe facciano paura, o che dominino i titoli dei giornali per qualche settimana. Parlo proprio della struttura psicologica e politica dell'emergenza: due crisi che arrivano a pochissimi anni di distanza da altre crisi quasi identiche, e che quindi colpiscono società già stressate, già traumatizzate, già condizionate da esperienze recenti.

C’è una specie di convitato di pietra, nel dibattito furibondo sul caso di Delitto di Garlasco, ed è curioso che quasi nessuno sembri volerlo nominare apertamente. Il confronto pubblico procede ormai come una discussione tra tifoserie calcistiche: da una parte chi è assolutamente certo della colpevolezza del primo imputato, dall’altra chi considera inevitabile che il vero colpevole sia il secondo. Come se esistessero soltanto due caselle disponibili, e il gioco consistesse semplicemente nello spostare il cartellino “assassino” da un nome all’altro.

Si fa tanto parlare di Palantir Technologies, motivo per il quale io sospetto che ci sia una crociata in preparazione, o forse già in corso. E le crociate contro le multinazionali sono sempre facili: sono bersagli grandi, visibili, impersonali, e quindi perfetti per proiettare sopra ogni genere di ansia morale o paranoia politica.

Scrivere fantascienza porta spesso a porsi domande che, a forza di inseguirle, finiscono per assomigliare sorprendentemente a problemi di fisica teorica. E talvolta costringe persino a cercare soluzioni abbastanza credibili da non far crollare l’intero castello narrativo al primo lettore con una vaga infarinatura di relatività.